TRIO

Albert MAYR,
Francesco MICHI,
Luca MITI

la Nuova Musica (die Neue Musik)

musiche di

John Cage
Giuseppe Chiari
Don Druick
Alvin Lucier
Takeisha Kosugi
Albert Mayr
Francesco Michi
Luca Miti
Karlheinz Stockhausen
Paolo Tramannoni
La Monte Young
Christian Wolff
ed altri

Sia la composizione che la durata programma, sia le richieste tecniche variano a seconda delle situazioni e sono quindi da concordare.

L'interprete non virtruoso

La musica come strumento di conoscenza della realtà e di se stessi.
La musica che riflette sulle sue origini e sui suoi perché più radicali.

E, alla fine, una musica che ha come scopo - metaforico ma anche reale - quello di fornire a tutti la possibilità di essere eseguita e di sperimentare: e per tutti si intende veramente tutti, anche chi è sprovvisto di ogni abilità specifica.
Indagare profondamente su quali siano i requisiti ultimi per far musica (così come per qualsiasi altra disciplina), esperire semplicemente, rendere questo possibile a tutti e non solo attraverso l'utilizzo di strumenti musicali tradizionali: intorno a questi poli è ruotata l'attività compositiva di molti musicisti, per alcuni anche solo sporadicamente, e più intensamente negli anni che vanno all'incirca dal 1960 al 1980.

Comparvero allora partiture verbali, qualcosa di simile a semplici protocolli, oppure a descrizioni di atteggiamenti, o a guide per una meditazione.

Dunque tutti possono far musica con tutto! si può agire non solo in modo non accademico, ma addirittura da analfabeta sugli strumenti classici della musica occidentale così come su qualunque oggetto che produca suono, da una parte riconquistando una libertà di approccio persa nella codifica dei gesti e delle ritualità, dall'altra ricercando dalla musica la possibilità di percepire esteticamente il materiale di cui essa tratta, fin dal suo stato più primitivo, una semplice gestione del tempo, i suoni.

Quella che fu chiamata Nuova Musica scaturiva da un ambiente culturale, politico, ma anche scientifico sui generis.
Ci trovavamo in una particolare situazione storica, gli anni 60-70, appunto: la contestazione globale, la militanza di sinistra, le pratiche filosofiche orientali, il successo del termine "entropia", la rivoluzione nelle scienze - e nella loro interpretazione - che aveva caratterizzato gli anni venti e solo ora diventava patrimonio comune.
Fu tutto questo a determinare la volontà e l'urgenza di rivolgersi con uno sguardo rinnovato verso le discipline artistiche/estetiche.

In che termini questo "patrimonio" musicale - e non solo - possa essere oggi riproposto, anzi, arricchito con composizioni recenti, è un po' l'argomento della nostra riflessione.

Francesco Michi e Luca Miti

per contatti michi@arteco.org


MICHI