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ECOLOGIA DELL'ARTE
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Quando persone che
conosco occasionalmente mi chiedono di che cosa mi occupo come musicista
ed io rispondo: di ecologia acustica", mi accorgo che, come
prima cosa, si pensa che costruisca strumenti con materiali naturali,
o che funzionino attivati da forze della natura, che faccia concerti
nel mezzo di boschi ed altre cose simili. Fare dell'attività -diciamo- estetica un mezzo di riflessione sull'ecologia, non vuol dire senz'altro tornare alla natura, né vuol dire porsi dalla parte del bene e dell'integralismo naturista. Vuol dire fare attenzione e cogliere ed evidenziare relazioni: relazioni fra uomini ed ambienti, fra esseri umani ed esseri umani, fra i vari suoni nell'ambiente. Pensare ad un'arte ecologica non è solo un fatto di mezzi, ma di percezione del ruolo che l'operatore culturale o artistico deve svolgere in questa epoca, nella quale la consapevolezza della nostra debolezza strutturale (come razza animale - ora che ci siamo scoperti non in grado di dominare il mondo) può diventare il nostro pensiero forte.
ECOLOGIA DELL'ARTE Se esiste un compito per l'arte è proprio in questo momento ed in questo senso. Ma forse mi esprimo male, il compito è al di là dell'arte, è nello scavalcarla: riportare il pensare estetico, l'abitudine a fare valutazioni estetiche consce, nella vita di tutti i giorni, nella vita di ognuno. Considerare l'aspetto estetico del mondo non deve più essere affare per artisti, ma parte importante nelle decisioni che prendiamo e che investono la nostra vita. Dunque abbandonare
l' "opera" come presentazione di un proprio mondo, o momento
di quella indagine profonda sulla realtà che solo i mezzi dell'arte
permettono di compiere, e tornare ad osservare con attenzione, cercare
di leggere le relazioni che legano gli elementi, che permettono o caratterizzano
la comunicazione, e di questa attività nutrire il nostro fare
artistico.
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| michi@arteco.org |