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«film» realizzazione , concezione: con: Olivier Dubois, Damiano Foà e un gruppo coro. Scenografia: Musica:
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Damiano Foà fa un film. Non ha alcuna ragione di farlo :ne ha la necessità. La ripresa del film è concepita come un'insieme drammatico d'opposizioni : spazi chiusi/aperti ( ad esempio l'interno di una fabbrica abbandonata si alterna a l'esterno di un spiaggia normanna), molteplicità dei figuranti (un danzatore, un attore di teatro ,delle marionette, un funambolo), variazioni di luce (luci artificiali di teatro/ luce naturale), diversità di materiali organici (legno, acqua, pietre, sabbia, esseri umani), punti di vista vertiginosi (scarto tra primi piani e piani lontani) ...È un cantiere in pezzi che lavora sui movimenti dei frammenti che lo compongono : un insieme chiuso e determinato ma che prevede anche un apertura totale al caso ,all'incidente. Questo film porta in effetti un idea del reale percepito come caos dei diversi elementi-solitari quindi indivisibili-che lo compongono ma anche come sistema di ciò che lega questi elementi con solidarietà in una sola massa solitaria.Tra grande e piccolo, animato e inanimato, movimento e immobilità, morto e vivo, presente e assente, reale e irreale , Damiano Foà concepisce questa realizzazione come un sistema caotico dove è ancora possibile de scovare una costante che potrebbe unire i diversi frammenti rispettando dall'inizio lo splendore di ognuno. Come Beckett- senza alcuna pretenzione ma per un gesto artistico giustificato da una semplice evidenza- Damiano Foà chiama il film "Film" perchè la sola storia raccontata è quella del film stesso. In compenso se Beckett situava il dramma tra l'occhio e la macchina da presa, l'occhio di Buster Keaton e l'occhio dello spettatore, Damiano Foà centra la storia del suo film nei rapporti che s'instaurano tra le riprese e il montaggio . Così il suo film è la storia di colui che lo fà, la storia del regista. Una nuova idea di sceneggiatura viene fuori : la sceneggiatura non è più una storia prestabilita che bisogna raccontare attraverso il film , ma una regia di un cantiere che cerca in lui una storia possibile. Il soggetto del film è innanzitutto questo sguardo che il regista posa sullo spazio che lo circonda : percepito inizialmente nel suo divenire enigmatico , nella fragilità e l'incertezza proprie di ogni creazione , il montaggio cercherà di decifrarne la coerenza, la coesione, la necessaria lettura dell'insieme. Tutto ciò senza cercare di ridurre il caotico ad una logica,l'enigma ad una risposta ,il non-sense del sensibile al senso della ragione, ma rispettando di ciò che è caotico la chirezza del mistero : il filo teso del ghirigoro.
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